home biografia pubblicazioni  stampa

 

news

customer care      
       

Sito web ufficiale di
Alessandro Turchi

                   
             

Il Sociologo Alessandro Turchi smentisce il sindaco e Vincenzo De Luca
Baby gang a San Mango Piemonte: ora si ribellano residenti e studiosi

Intervista apparsa sul Salernitano del 10 ottobre 2006

L’allarme baby gang lanciato dalle dichiarazioni del Sindaco di San Mango Piemonte Gaetano Napoletano  alcuni giorni addietro con le dichiarazioni rese ad un quotidiano locale nell’ambito del servizio titolato “Camorra, patto tra De Luca e Napoletano”, trova poca credibilità nelle considerazioni della gente che ritiene eccessivo e fuorviante addebitare al territorio fenomeni malavitosi di spessore tanto forte. Allo scopo di analizzare al meglio il problema criminalità giovanile abbiamo intervistato Alessandro Turchi, sociologo, dirigente scolastico, presidente del Centro Studi Life&Go di San Mango Piemonte e studioso del fenomeno dell’adolescenza. Proprio pochi mesi fa è stato pubblicato il suo testo “Adolescenti 2006. Il caso Salerno”, realizzato con il contributo, tra gli altri, dell’Amministrazione Provinciale di Salerno

Possiamo affermare  che a San Mango e nei territori vicini ci siano le baby gang ?
Per prima cosa è bene sgombrare il campo da ipotesi azzardate. Affermare che a San Mango ed in zone limitrofe ci siano le baby gang vuol dire non saper distinguere tra realtà e percezione della realtà dovuta a sensazioni e pregiudizi. Infatti un conto è il disagio giovanile, che non è da considerarsi in senso patologico ma come elemento costitutivo dell’adolescenza, un altro conto sono le baby gang, le bande di giovani che rapinano, compiono aggressioni organizzate e hanno comportamenti da codice penale. Queste ultime a San Mango, ma anche ad Ogliara, dove ho lavorato per alcuni anni, non ci sono.

Ma le nostre comunità potrebbero generare le baby gang?
Io credo che il fenomeno delle baby gang sia un qualcosa che il nostro tessuto sociale non potrebbe generare. E’ ancora troppo forte il patto tra le generazioni, anche se quasi sempre le generazioni precedenti non riescono a comprendere i ragazzi di oggi e non riescono a rendersi conto che le categorie di una volta non sono più sufficienti per comprendere i fenomeni.

Ma certi comportamenti denunciati in questi ultimi tempi potrebbero farci parlare di baby gang?
I ragazzi, da sempre, hanno avuto bisogno di trasgredire, di avere comportamenti divergenti rispetto alla normalità; tutto sta a individuare il limite accettabile a queste manifestazioni di dissonanza. E’ compito dei genitori, ma anche degli insegnanti e di tutta la comunità quello di cercare di comprendere e ricondurre in canali adeguati le diverse esigenze di crescita del ragazzi e delle ragazze nel difficile cammino della crescita. Sia chiaro che tutto questo non vuol dire giustificare eventuali episodi di prevaricazione e violenza. Ma credo che i ragazzi di San Mango, così come quelli delle zone vicine, siano fondamentalmente e nella maggioranza sani. Magari con tanti problemi, con una permanente instabilità emotiva, con famiglie, a volte, disgregate e che non rappresentano punti di riferimento. Ma la comunità bisognerà una volta per tutte che si faccia carico di questi ragazzi e non li consideri soltanto un problema.

A proposito di comunità. Possiamo ipotizzare che gli adolescenti non si sentono cittadini e che, magari, è per questo motivo che si ribellano con comportamenti sbagliati?
Quasi sempre è così. Del resto cosa facciamo noi adulti per farli sentire tali? Quali prospettive costruiamo per loro ? Quali aspettative possono avere nei confronti di una società e di una comunità che li vive solo come problema di ordine pubblico? Qualcuno ha mai provato a mettersi nei panni di un ragazzo di diciotto anni, che magari sta finendo gli studi, che non vede davanti a sé niente. Nessun lavoro all’orizzonte, nessuna prospettiva, niente di niente.

Insomma, ragazzi essenzialmente insoddisfatti.
E di conseguenza ragazzi alla ricerca, spesso, di forti sensazioni, quasi che abbiano ormai contratto una sorta di insensibilità alle cose di tutti i giorni; una sorta di incapacità a “sentire”, a provare sensazioni piacevoli, che si traduce spesso in apatia, in abulia, in noia permanente, tutte sensazioni che si accompagnano anche ad una incapacità di comunicare in modo sufficiente, soprattutto di comunicare a livello emotivo. Ecco che allora si deve far riferimento ad un vero e proprio “deserto emotivo”, che si coniuga facilmente con il “deserto etico”, l’incapacità ad assumersi qualsiasi forma di responsabilità. Il tutto contestualizzato in una società dell’apparenza in cui è sovradimensionata l’importanza del successo, del danaro, dell’aspetto fisico. Insomma, c’è un diffuso senso di disagio, quel disagio adolescenziale che sta salendo a livelli preoccupanti e che impone  a tutti, in primo luogo alle istituzioni, il dovere di mettere in campo idee e “cose concrete” per abbassarne il livello sotto i limiti di guardia.

Ecco, le istituzioni, il territorio. Cosa può e cosa deve fare il nostro territorio per soddisfare le esigenze ed i bisogni di questi ragazzi?
Per  poter rispondere ai bisogni evidenziati dagli adolescenti c’è bisogno di amministrazioni sensibili e “interventiste”, che sappiano costruire partecipazione, presenza, cooperazione, attraverso strutture solide, funzionanti, attive. E’ necessario che il nostro territorio possa diventare laboratorio di idee e di fatti sulle problematiche adolescenziali. Pensiamo, ad esempio, alla possibilità/necessità di incentivare la partecipazione di questi ragazzi alla vita civile, magari con forme di remunerazione economica, per prestazioni assimilabili ai lavori di utilità collettiva. Far sì che si possa stabilire un vero e proprio patto tra la comunità e questi ragazzi. Una sorta di "contratto" formativo in cui tutti si sentano coinvolti per la crescita degli adolescenti. Un intervento in rete, “integrato”, multidisciplinare, che veda il coordinamento generale di una specifica struttura e, soprattutto, di una strategia. Le idee e le menti per attuarle non mancano. Il problema, a volte, è solo di volontà
.
Nicola Vitolo

     
             
           
           
           
           
           
           
           
           
           
           
           
                 
                 
               
                   
     

Alessandro Turchi - 335 6738622 - segreteria staff@alessandroturchi.net - casa alessandroturchi@tiscali.it